OFFLINE IS THE NEW LUXURY! Un ritorno alle origini?

Digital Detox, il nuovo LuxuryIndubbiamente la tecnologia ha portato dei cambiamenti nel modo di vivere e in particolare nel modo di viaggiare. Le scelte di consumo sono completamente appannaggio del consumatore, in un mercato online all’insegna della totale trasparenze dei prezzi e della connettività. La tecnologia non influisce solo sulla scelta di consumo, ma anche sulle modalità in cui “consumiamo” le nostre esperienze:

tutto quello che viviamo viene immortalato da una foto, catturato in un video e condiviso in tempo reale. Vivere dietro uno smartphone ci rende tutti sempre collegati ed estremamente informati. I numeri dell’epoca digitale, d’altronde, parlano chiaro: si stima, infatti, che un utente controlli il proprio mobile almeno 150 volte al giorno (il 67% afferma di controllare il proprio dispositivo anche quando non suona o non vibra) e che in contesto lavorativo ci vogliano ben due ore per recuperare il tempo “rubato” dalle distrazioni dei media digitali. Soltanto il 2% di persone che si definiscono multitasking riesce a mantenere alte le proprie performance lavorative, in termini di efficienza e produttività. Inoltre, una ricerca condotta dall’Indiana University attesta come l’89% degli studenti universitari soffra della «sindrome da vibrazione fantasma», che si verifica ogni volta in cui, erroneamente, si controlla il cellulare credendo che stia vibrando. Il fattore digitale si aggiunge al crescente livello di burn-out in ambiente manageriale, che si attesta intorno al 96% secondo una ricerca dell’Harvard Medical School.

E se questa eccessiva interattività fosse troppa per alcuni? Quanti cominciano a sentirsi inseguiti dalle email, dalle notifiche dei social o dai messaggi di Whatsapp&Co, e magari, proprio in vacanza, sentono il bisogno di evadere e staccare la spina, letteralmente? Sembra essersi aperto un nuovo varco tra i bisogni dei viaggiatori: andare in vacanza e imbattersi nella sfortunata (o meravigliosa?) impossibilità di essere raggiungibile dal resto del mondo. Si è stimato, infatti, che il 60% dei viaggiatori non riesce a rigenerare sé stesso durante la tradizionale vacanza.

Il “Digital Detox”, ovvero un lasso di tempo nel quale ci si astiene dall’utilizzo di device per ridurre lo stress o focalizzarsi sull’interazione sociale nel mondo reale, sembra così diventare il nuovo lusso. Cosa possono fare allora gli hotel per soddisfare questo nuovo bisogno? Trasformare “Disconnect to Reconnect” nel nuovo leitmotiv del consumo di esperienze di viaggio. Su questo andrà incentrata la comunicazione e il racconto dell’hotel e della sua filosofia, immaginando servizi complementari e strumenti di conversione in questa direzione. Perché non proporre la propria struttura ricettiva come hotel disconnesso, culla di un benessere nuovo, senza TV, telefoni o Wi-Fi, dove i cellulari non sono ammessi e in cui tutto è incentrato sul silenzio, la lentezza e la relazione umana? Ci piace immaginare che, come dice Alain de Botton, in futuro le agenzie di viaggio non chiederanno più in che posto si desidera andare, ma quale parte di sé si vuol guarire.